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Ordinazione diaconale di Pasquale Pio DI FIORE e Pasquale PALOSCIA – 2 DICEMBRE 2017 PDF Stampa E-mail
Scritto da CM   

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OMELIA tenuta da Mons. CASTORO

in occasione della ordinazione diaconale di

Pasquale Pio DI FIORE e Pasquale PALOSCIA – 2 DICEMBRE 2017

ORDINAZIONE DIACONALE DI

Pasquale Paloscia e Pasquale Pio Di Fiore

(Manfredonia, 2 dicembre 2017)

Saluto di cuore i presenti a questa S. Messa: i sacerdoti, i diaconi, le persone consacrate, i seminaristi, gli amici del nostro Seminario e tutto il Popolo di Dio.

  1. Fratelli e Sorelle, il Signore ha voluto, ad un mese dall’ordinazione presbiterale di Don Maurizio Guerra e pochi giorni prima dell’ordinazione presbiterale di Don Fabrizio Cirelli, darci un ulteriore segno della sua benevolenza: l’ordinazione diaconale di due nostri bravi giovani: Pasquale Paloscia, della parrocchia del Carmine di Manfredonia, e Pasquale Pio Di Fiore, della parrocchia di Carpino. I rappresentanti di queste due Comunità e i rispettivi parroci Don Antonio Di Candia e Don Tonino Di Maggio, con Don Michele Abatantuono, saluto con grato affetto e viva cordialità.

E’ davvero significativo che questa ordinazione diaconale avvenga nella I domenica di Avvento.

L’Avvento è il tempo che segna l’avvio di un nuovo Anno liturgico, di un nuovo cammino di fede.

L’Avvento è il tempo che ci fa guardare sia alla prima venuta di Gesù Cristo, quando nacque dalla Vergine Maria, sia al suo ritorno glorioso, quando verrà “a giudicare i vivi e i morti”, come recitiamo nel Credo.

L’attesa, l’attendere è una dimensione che attraversa tutta la nostra esistenza. L’attesa è presente in mille situazioni, da quelle più piccole e semplici fino alle più importanti.

Pensiamo, tra queste, all’attesa di un figlio da parte di due sposi; a quella di un parente o di un amico che viene a visitarci da lontano; pensiamo, per un giovane, all’attesa dell’esito di un esame decisivo, o di un colloquio di lavoro…

Anche questi due giovani, Pasquale e Pasquale Pio, hanno atteso questo giorno, con ansia e trepidazione

Si potrebbe dire che l’uomo è vivo finché attende, finché nel suo cuore è viva la speranza. E’ dalle sue attese che l’uomo si riconosce: la nostra “statura” morale e spirituale si può misurare da ciò che attendiamo, da ciò in cui speriamo.

  1. Ognuno di noi, dunque, specialmente in questo Tempo che ci prepara al Natale, può domandarsi: io, che cosa attendo? A che cosa, in questo momento della mia vita, è proteso il mio cuore? Che cosa attendiamo, insieme?

Ci viene incontro la Parola di Dio, che ci invita a guardare oltre, a guardare in alto.

Sono due i pericoli da evitare. Il primo, dice Isaia, è la durezza del cuore: “perché, Signore, lasci indurire il nostro cuore lontano da te? (Is 63,17). La durezza del cuore è la malattia che Gesù teme di più, che combatte nei farisei, che intende curare e guarire.

Il secondo rischio, ce lo ricorda Gesù nel Vangelo, è vivere una vita addormentata: che non giunga l’atteso all’improvviso trovandovi addormentati (Marco 13,36).

Vivere attenti. Ma a che cosa? Attenti ai segni della presenza di Dio che viene continuamente in mezzo a noi, attenti alle persone, alle loro parole, ai loro silenzi, alle domande mute, ad ogni offerta di tenerezza, alla bellezza del loro essere.

“Noi siamo argilla nelle tue mani. Tu sei colui che ci dà forma” (Isaia 64,7). Il profeta invita a percepire il calore, il vigore, la carezza delle mani di Dio che ogni giorno, in una creazione instancabile, ci plasma e ci dà forma.

  1. Carissimi Pasquale e Pasquale Pio, mi viene da ripetere con San Paolo: “Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù” (1 Cor 1,4).

Tutto nel vostro cammino vocazionale è cominciato per iniziativa di Dio.

Negli anni di Seminario e nella vita parrocchiale avete potuto verificare la vostra vocazione e avete imparato che dire sì a Dio significa non vivere più negli angusti spazi del proprio tornaconto, ma donare la propria vita per i fratelli (cf Gv 12,24). Lo state sperimentando anche ora: tu Pasquale a Vieste, nella parrocchia di “Gesù Buon Pastore”, e tu Pasquale Pio, nella parrocchia di “San Leonardo Abate”. Anche i rappresentanti di queste comunità, accompagnati dai rispettivi parroci, Don Tonino Baldi e Don Giovanni D’Arienzo, saluto con affetto e gratitudine.

Il mio saluto va anche ai vostri genitori, ai famigliari, parenti ed amici qui presenti.

Saluto anche il Vicario generale Don Stefano, il Vicario generale emerito Don Andrea, i sacerdoti concelebranti, Don Francesco e Don Mimmo, Superiori del Seminario regionale di Molfetta, e gli amici venuti da lontano.

  1. Miei Cari, ecco i settori che vi sono affidati come propri del diacono:

–          L’annuncio del Vangelo. Sarete chiamati a far risuonare la parola del Signore in un mondo sempre più distratto. Tra poco il Vescovo vi rivolgerà singolarmente questa esortazione: “Credi sempre ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni”: credi, insegna, vivi! Sarà questo il vostro programma di vita.

–          Il servizio dell’altare. Voi eserciterete una responsabilità nel culto della comunità: amministrare i sacramenti e aiutare il sacerdote all’Altare. Soprattutto sarete a contatto con la santa Eucaristia.

Voi sarete deputati alla preghiera ufficiale e pubblica della Chiesa, con l’impegno quotidiano della Liturgia delle Ore. Questo compito di intercedere è il cuore e l’anima del vostro servizio alla Chiesa. La fedeltà a questo compito sarà, per voi, la misura del vostro amore per i fratelli, perché essi vi sono affidati soprattutto e prima di tutto nella preghiera. Solo se proviene dal silenzio della preghiera il nostro ministero potrà essere efficace.

–          Voi sarete testimoni della carità di Cristo. A voi saranno affidati i poveri della Chiesa. Sono i prediletti del Signore e là dov’è il Signore ivi devono essere anche i suoi servi, i suoi diaconi (cf Gv 12 26).

–          Inoltre, con questo rito vi impegnate in modo solenne al celibato per il Regno di Dio. Un carisma, quello del celibato, che il Signore vi ha offerto e che voi avete accolto liberamente. Il celibato richiede una vita di castità perfetta: una virtù da custodire con cautela e da accrescere con scelte di vita conformi.

–          Voi confermerete anche l’impegno di obbedienza a me, vostro Vescovo. Il gesto di mettere le vostre mani in quelle del Vescovo manifesta in modo espressivo la consegna che fate della vostra vita a Cristo e alla Chiesa.

Col diaconato, sarete incardinati nella nostra diocesi, alla quale vi legherete in un vincolo di comunione affettiva ed effettiva col Vescovo e con tutto il presbiterio.

L’augurio che vi rivolgiamo è che voi, con la vostra vita gioiosa nel servizio, possiate far sorgere in tanti giovani il desiderio di seguire Gesù. Perciò, questa sera vogliamo pregare anche per il nostro Seminario, per la perseveranza dei nostri seminaristi e per il dono di numerose e sante vocazioni.

La Vergine Maria, la serva del Signore, sostenga i vostri propositi ed accompagni i vostri passi nella fedeltà, nella dedizione, nell’audacia apostolica, fino al grande traguardo del sacerdozio.

Così sia.