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Animazione Missionaria2017

Mostra fotografica capace di legare immagine e parola, visione e narrazione.

Autore il reporter “missionario” freelance Alex Zappalà

Un racconto storia: “Viaggi dentro”, 30 scatti dal mondo dei poveri, per entrare nelle vicende degli ultimi e dei diseredati, “luogo”, anche nel senso teologico del termine, di sorprendente fecondità delle relazioni umane, che nel piano della grazia divina divengono strumento di conversione. L’autore è Alex Zappalà, fotoreporter siciliano, che alcuni anni fa ha lasciato un lavoro ben pagato per girare il mondo e farsi voce dei poveri. Dall’Africa (Tanzania, Benin, Congo) all’Asia (Nepal, Bengala) passando per l’America Amazzonica (versante Perù, Colombia, Brasile) fino ad arrivare in Medio Oriente (Israele, Siria). La Mostra narrativa è stata promossa e organizzata da don Giovanni D’Arenzo e dall’insegnante Suor Rosalba Facecchia, ed è stata allestita presso il salone parrocchiale della Parrocchia e Chiesa Madre “San Leonardo Abate”. Per una settimana, dal 16 al 22 ottobre diverse scuole superiori di San Giovanni Rotondo vi hanno partecipato lasciando intravedere fin da subito feedback inaspettati. Forse perché i giovani hanno bisogno di ritornare a scoprire la bellezza della riflessione, di un percorso lento, “flettersi due volte”, questo significa “riflettere”, e quindi, nel vortice della vita di oggi, riscoprire la pervasività del pensiero lento.

Ma andiamo ai temi della mostra. Tutto inizia con lo scatto grigio e desauturato del muro che separa Betlemme da Gerusalemme, realtà che divide due popoli già dal 1947. Eppure sul muro affiorano i murales dei giovani, che hanno ritratto Gerusalemme, come se si potesse vedere da Betlemme, di fatto “abbattendo” il muro posto frammezzo. "Beato te che sei un uomo libero", è il saluto, racconta Alex, di un quarant’enne panettiere di Betlemme, mentre saluta Alex, che attraversa la frontiera.

Secondo Step. Repubblica Federale del Congo, dove c'è una guerra “taciuta” da 20 anni. Lo scatto ritrae un panorama arido e desertico con utensili abbandonati, e più sopra turisti lì presenti per un safari. Icona narrativa che intende insegnare, commenta l’autore, che «sta a noi decidere che cosa mettere a fuoco nella vita». «Sarebbe stato sufficiente spostare lo zoom della macchina sui turisti per raccontare un’altra storia», suggerisce ancora Alex. La guerra congolese trova la sua causa dominante nel commercio del “coltan”, sostanza di cui il paese africano detiene il 70% della produzione mondiale, utilizzata per le tecnologie dei telefoni cellulari, dei monitor e nella produzione missilistica. Ad estrarla giovani e bambini che guadagnano un dollaro al giorno per ogni Kg di coltan raccolto, poi rivenduto dai mediatori per 50 dollari al kg e quindi ai mercati internazionali 50.000 euro al kg.

Contraddizione che Alex Zappalà amplifica offrendo ulteriori spunti di riflessione: «L’acquisto del calciatore Neymar, passato dal Barcellona al Parsi Saint Germain per 222 milioni di euro, vale quattro volte il PIL del Ghana, tra i paesi “più ricchi” dell’Africa. Le cinque multinazionali americane, “Apple, Mc Donald, Microsoft, Walt Disney e Coca Cola” producono da sole l’intero PIL dei 58 stati dell’Africa. Nel mondo ci sono 7,450 milioni di abitanti, dei quali 1,5 milioni muoiono per motivi legati all’obesità mentre 4,8 milioni sono poveri e vivono con stipendi da 1 a 5 dollari al giorno. Evidentemente c’è qualcosa che non va».

Lo scatto più rappresentativo della mostra è quello che ritrae una bambina tanzanese di sette anni, nei cui occhi si riflette il panorama del cielo, con tanto di nuvole e sagoma del fotoreporter che sta scattando l’istantanea. I suoi sono occhi che comunicano speranza, futuro, voglia di vivere, gioia, sebbene abiti in un villaggio che si chiama “Chapuia”, che significa “immondizia”, e sia ammalata di Aids e ne sia già consapevole. Così come la “bimba farfalla”, così l’ha chiamata Alex, anche lei ammalata di Aids, eppure capace di sognare, «da grande vuole fare il medico». Non si ricorda quand’è nata, anzi dice la sorella: «Lei è nata quando c’è stata la grande pioggia e un fulmine ha squarciato quell’albero lì». Meravigliosa lettura del tempo ancora capace di misurarsi secondo la relazione che si stabilisce con la natura e con le persone e non secondo lo scorrere inesorabile del kronos. È infatti il tempo come kairòs, il tempo propizio e opportuno, quello che si manifesta come luogo dell’irruzione di Dio. “La farfalla non conta gli anni ma gli istanti” recita il poeta Gibran, richiamato ancora da Alex, da qui l’invito rivolto ai giovani a coltivare i propri sogni e per dirla con Papa Francesco “non farsi rubare la speranza”. Poi tanti altri spunti, dal maestro che a Daqqa lascia tutto per fare scuola ai bimbi bengalesi, figli degli “intoccabili”, all’accoglienza “sacralizzata” dell’ospite straniero presso il popolo che abita lungo il versante amazzonico, e poi il “grazie” detto il giorno dopo “Fenne na yerica” (“grazie per ieri”) del popolo del Benin, perché non si può dire grazie subito, ma la gratitudine deve abitarti e crescere in te almeno per un giorno.

Spunti per riflettere e per cambiare stile di vita. “Dobbiamo abbassarci noi e devono alzarsi loro e così incontrarci a metà strada”, chiude così Alex. Il muro iniziale fa inclusione con gli scenari aperti e gli orizzonti finali che invece ritraggono panorami che volgono verso la comunione e la speranza e che annunciano la possibilità di un mondo diverso, capace di recuperare e sanare le relazioni infrante dalle strutture di peccato e dal disorientamento costante della coscienza dell’uomo.